Laboratorio di Sintesi: elaborato visivo – Il salto dell’acciuga | Nico Orengo

Narrare un quadrato…

quadrato

Questo è il compito che ci è stato dato dal nostro visionario professore di Storytelling, Pinardi, per la prossima lezione fra due settimane.

Ora, io, cosa gli porto fra due settimane?
Ok va bene ho ben due settimane di tempo per pensarci, ma non ho solo questo da fare! Devo fare altre 3 esercitazioni! -.-
Poi non ci ha dato assolutamente nessuno altro dettaglio. Anzi, non l’ha nemmeno chiamato quadrato perché ha detto che definirlo quadrato sarebbe già porre dei limiti.
Gli unici limiti sono i 12 elementi che definiscono una narrazione:
deve avere un committente (in questo caso il professore) che incarica il narratore di stabilire un patto fiduciario con il narratario, assunto un determinato sistema di segni, per raccontare una storia (fabula), in cui ci sono due (o più) contendenti in conflitto, con un certo intreccio e con una tecnica narrativa stabilita utilizzando un certo medium narrativo e entro i limiti della cornice narrativa!
OMG non so se uscirò viva!

MN

Stupidi, stupidi francobolli…

Alla fine ce l’ho fatta! Sono riuscita a fare quei benedetti francobolli per oggi..
Ma ahimè già non mi convincevano prima quando ho visto quelli di alcuni miei compagni mi sarei voluta sotterrare…ma vabbè!

Oggi ho anche da fare un altra esercitazione per domani, ossia illustrare questa BELLISSIMA storia:

Provvisoriamente ci si può immaginare una casa, una casa a quattro piani, con una scala che li collega e li divide, con un tetto di tegole; una casa
in una strada, su un terreno costoso, schiacciata in mezzo alle altre, le finestre orientate verso la strada, l’ingresso dal cortile sul retro.
Al pianterreno non abiterebbe nessuno. Non si è ancora mai visto nessuno al pianterreno. Al pianterreno c’è la stessa porta scura, la laccatura scheggiata, vetri smerigliati,le tendine a righe blu. Al pianterreno forse non abita nessuno.
Primo piano: porta scura, laccatura scheggiata, vetri smerigliati. Qui abita qualcuno.
Secondo piano: anche qui abita qualcuno.
E al terzo piano abita qualcuno.
Quando qualcuno lascia un appartamento, qualcuno lo riprende. Il primo giorno si sente dall’odore, si sente la passione per l’aglio o il sentore di olio del meccanico o la segatura del falegname, più tardi magari anche l’odore dei pannolini del piccolo, ma poi, il terzo giorno, l’odore appartiene alla casa, è di nuovo la casa a quattro piani.
Al secondo piano abita di nuovo qualcuno. Le targhette sulla porta vengono cambiate. Un operaio dei telefoni apre la cassetta giù nell’atrio, cambia l’allacciamento e bestemmia e lo cambia un’altra volta e se ne va.
Forse però al pianterreno abita qualcuno.
In primavera, il 4 aprile per esempio, il sole disegna figure sulle scale tra il secondo e il terzo piano, è la stessa dell’anno scorso.
La bambina del terzo piano bussa al secondo e chiede cortesemente e con timidezza alla signora se può riavere la palla che dal terzo piano le è caduta sul balcone del secondo piano.
Il sottotetto è suddiviso da assi, ogni piano ha il suo ripostiglio, ogni ripostiglio è chiuso da una tenda, certamente qui si tengono anche vecchi materassi, album delle fotografie e diari specchi.
C’è qualcuno che ogni due settimane spazza il pavimento del sottotetto.
I venditori porta a porta suonano sempre all’ultimo piano dopo aver chiesto se sopra abita ancora qualcuno, scendono, suonano al secondo piano, poi al primo, poi pianterreno. La speranza rende più leggero salire le scale e delusi si può solo scendere. I venditori porta a porta c’entrano con le case.
I boscaioli c’entrano con i boschi. Le donne c’entrano con l’aspettare.Le case sono case.

Tra l’altro oggi sento male, spero che mi venga sta benedetta febbre così domani me ne sto a casa! Tanto sto male come se ce l’avessi, per stare così allora che MI VENGA! Sennò che cazzo cornuta e bastonata pure! -.-

MN